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IL TEMPIO DI SEGESTA E IL TEATRO GRECO

A quattro chilometri da Calatafimi, sul monte Barbaro, alto 400 metri circa sul livello del mare, vi è uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Sicilia, Segesta.
Visitandola nell’aprile del 1787 Goethe così descrisse il suo tempio dorico: < < All’estremità di una valle lunga e larga, isolato in vetta a una collina e insieme cinto da rupi, domina lontano un’ampia distesa di terra, ma solo un breve tratto di mare. Il paese d’intorno è immerso in una fertilità malinconica, tutto coltivato, eppure quasi privo di abitazioni umane > >. Città elima, la più importante di questo popolo misterioso le cui origini non sono state del tutto chiarite, antagonista storica di Selinunte, Segesta fu distrutta da Agatocle, tiranno di Siracusa, alla fine del IV secolo a. C., rifondata dai Romani e infine devastata dai Vandali. I Normanni vi costruirono un castello nel XII secolo, riportato alla luce di recente.
Nel XVI secolo Tommaso Fazello rintracciò il sito dell’antica città. Il Comune di Calatafimi Segesta in collaborazione con l’Università di Siena sta approntando una carta archeologica del territorio comunale, che fisserà, in parte anche per Segesta, la localizzazione dei siti d’interesse, includendo le scoperte più recenti (solo nel 1987, ad esempio, si è iniziato a studiare la conformazione della città nelle diverse epoche storiche).
La fama di Segesta è indubbiamente legata soprattutto al celebre tempio dorico, risalente alla metà del V secolo a. C. e lasciato probabilmente incompiuto, uno dei templi più interessanti e meglio conservati della Sicilia. Imponente, domina solitario da un’altura il paesaggio circostante.
Il peristilio è composto da trentasei colonne (14 sui lati lunghi e 6 sulla fronte), non scanalate; l’interno è privo di cella; le metope non sono lavorate. Il tempio testimonia la progressiva ellenizzazione dell’antico insediamento elimo.

Sulla cima più alta del monte Barbaro è il teatro, costruito tra il III e il II secolo a. C. ma in seguito rimaneggiato dai Romani, e orientato a nord, in direzione del Golfo di Castellammare.
Con 63 metri di diametro e una ventina di gradinate scavate nella roccia, è uno dei più bei teatri dell’antichità.
Come a Siracusa, l’orchestra disponeva di un passaggio sotterraneo; alcune recenti campagne di scavo hanno riportato alla luce, al di sopra dell’ ima cavea, la media cavea, mentre saggi di scavo hanno dimostrato l’ esistenza di una summa cavea nel luogo successivamente occupato dalla necropoli musulmana.

Annualmente il comune di Calatafimi Segesta organizza in questa splendida “conchiglia sospesa nel vuoto” un ciclo di spettacoli classici e le suggestive albe segestane, recital di poesie che alle cinque del mattino richiamano un folto stuolo di amatori desiderosi di assistere al misterioso spettacolo del sole nascente
SEGESTA CON IL SUO TEMPIO E IL TEATRO
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